Lorenzo Tosa
Con un atto di grande coerenza ed enorme dignità, Tomaso Montanari si è dimesso dal comitato scientifico degli Uffizi.
E lo ha fatto come forma estrema di protesta nei confronti del ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha piazzato una serie di nomi vicinissimi alla destra nel Cda della Galleria.
Durissima e circostanziata l’accusa di Montanari, pronunciata direttamente a “Otto e mezzo”:
“Ho appreso dalla stampa il decreto di nomina del nuovo Cda degli Uffizi in cui si nominano il segretario alla presidenza del Consiglio già braccio destro di Brunetta, un professore universitario già direttore della fondazione Farefuturo di Fini, un ex candidato di Fi alla regione Toscana trombato. Si riempiono la bocca con ‘nazione’, ma qui c’è un cambio di consonante: ‘fazione’. Si stanno prendendo tutto. Non si tratta di egemonia culturale, ma lottizzazione del patrimonio culturale”.
Non solo:
“Come ciliegina e foglia di fico, siccome erano tutti maschi e nessuno sapeva niente di storia dell’arte, hanno nominato anche una storica dell’arte importante, che però è la curatrice di un dipartimento del Metropolitan museum di New York, che chiede un sacco di opere in prestito agli Uffizi e crea quindi un conflitto d’interesse. Non si può governare così il patrimonio del Paese. È uno scandalo e io non posso far altro che dire ‘Non in mio nome’, dimettermi e denunciare pubblicamente quello che stanno facendo al patrimonio culturale della patria, distrutto dai patrioti".
E di questo credo che tutti dovremmo ringraziarlo, non solo a sinistra, ma chiunque abbia ancora a cuore il patrimonio culturale e intellettuale di questo Paese.
Montanari ha fatto quello che nessuno in Italia fa mai (e la destra ancora meno):
DIMETTERSI. Per sostenere un principio e un’idea.
Ci vuole coraggio e coerenza per farlo, e Montanari ne ha da vendere entrambe.
In un Paese appena appena decente sarebbe lui il ministro della Cultura, quello a sinistra. E invece…
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